CCNL Lavoro domestico: le Parti Sociali richiedono la riforma di settore

Dalle tutele economiche e normative in caso di malattia, maternità e genitorialità al contrasto all'irregolarità

Nei giorni scorsi le Parti Sociali firmatarie del contratto collettivo nazionale di lavoro del comparto, Fidaldo (composta da Nuova Collaborazione, Assindatcolf, Adld, Adlc), Domina, Filcams Cgil, Fisascat Cisl, Uiltucs e Federcolf, hanno evidenziato nella piattaforma unitaria inviata alle massime istituzioni la necessità di una riforma urgente del settore.

I punti sui quali viene chiesto un intervento legislativo prioritario, per garantire al lavoro domestico, alle famiglie datrici di lavoro, alle lavoratrici ed ai lavoratori domestici i diritti riservati a tutti gli altri settori sono i seguenti:
- tutele economiche e normative in caso di malattia, maternità e genitorialità;
- agevolazioni fiscali e contributive per le famiglie datrici di lavoro che applicano il contratto del settore;
- superamento dell’attuale gestione dei flussi migratori che favorisca l’accesso nel Paese di migranti promuovendo accoglienza e inclusione;
- contrasto del lavoro irregolare e valorizzazione del lavoro domestico come importante misura a sostegno della disabilità, della non autosufficienza e della genitorialità.

Il settore coinvolge oltre 1,5 milioni di cittadini tra assistenti familiari, famiglie e persone assistite, contando circa 817.000 lavoratori regolari e oltre 900.000 famiglie datrici di lavoro, con una spesa privata che, oltre a rappresentare un risparmio significativo per lo Stato, corrisponde allo 0,9 del PIL nazionale. 

Secondo le Parti Sociali l’irregolarità compromette la dignità del lavoro, limita l’accesso ai diritti sociali e previdenziali, indebolisce le famiglie e priva lo Stato di risorse fiscali e contributive rilevanti.