Giurisprudenza - CORTE DI CASSAZIONE - Sentenza 22 giugno 2017, n. 15500

Pensione supplementare - Gestione separata ex L. n. 335/1995 - Domanda amministrativa - Regime delle c.d. "finestre"

Fatti di causa

Con sentenza depositata il 26.4.2011, la Corte d'appello di Firenze confermava la statuizione di primo grado che aveva riconosciuto a P.P. la pensione supplementare maturata in relazione ai contributi versati successivamente al pensionamento presso la c.d. Gestione separata di cui alla I. n. 335/1995.

La Corte, in particolare, riteneva che la decorrenza della pensione supplementare dovesse essere fissata con riguardo alla data della domanda amministrativa e non invece alla prima c.d. finestra utile di cui alla I. n. 247/2007, dal momento che quest'ultima riguardava il conseguimento della pensione di vecchiaia e di anzianità, ma non anche quella supplementare.

Contro tale pronuncia ricorre l'INPS con un unico motivo di censura.

Resiste P.P. con controricorso. Entrambe le parti hanno depositato memoria.

 

Diritto

 

Con l'unico motivo di censura, l'Istituto ricorrente denuncia violazione e falsa applicazione degli artt. 1, comma 5, I. n. 247/2007, e 5, I. n. 1338/1962, per avere la Corte di merito ritenuto che il regime delle c.d. "finestre" introdotto dalla prima delle due disposizioni, in virtù della quale il conseguimento delle prestazioni pensionistiche è stato differito rispetto alla data di maturazione dei requisiti da parte dell'assicurato, non si applicasse anche alla pensione supplementare.

Va preliminarmente disattesa la censura d'inammissibilità dell'impugnazione sollevata da parte controricorrente sul rilievo che l'INPS avrebbe errato nell'individuazione della norma violata, da ricercarsi, a suo avviso, nell'art. 1, comma 6, lett. b), I. n. 243/2004, per avere l'INPS a suo tempo rigettato la domanda dell'assicurato in relazione al mancato compimento dell'età anagrafica richiesta per la pensione di vecchiaia: fermo restando che l'erronea indicazione della norma di diritto asseritamente censurata non è di per sé causa d'inammissibilità del ricorso, solo essendo necessario che gli argomenti addotti dalla parte ricorrente, valutati nel loro complesso, consentano di individuare le norme e i principi di diritto che si assumono violati e rendano possibile la delimitazione delle questioni sollevate (cfr. tra le più recenti Cass. nn. 4233 del 2012 e 25044 del 2013), è sufficiente sul punto rilevare che la Corte di merito ha individuato l'oggetto del giudizio d'appello precisamente nella doglianza dell'Istituto concernente l'avvenuta attribuzione della pensione supplementare «dalla data della relativa domanda amministrativa (25.9.2008) e non invece dalla data della prima "finestra" utile ai fini della pensione di vecchiaia, secondo le scadenze fissate dalla L. 247/2007», che «a suo avviso [...] doveva applicarsi anche alle pensioni supplementari» (così la sentenza impugnata, pagg. 1-2).

Ciò posto, il motivo è fondato.

Questa Corte ha già avuto modo di fissare il principio secondo cui, costituendo la pensione supplementare un beneficio autonomo, il regime dell'età pensionabile va determinato avendo riguardo non alla data in cui si verificano i requisiti per l'accesso alla pensione principale, ma a quella in cui viene presentata la domanda amministrativa che ne condiziona la concessione, da individuarsi con riferimento alla gestione tenuta alla liquidazione (Cass. n. 9293 del 2016): l'art. 1, comma 2, d.m. n. 282/1996, recante attuazione dell'art. 2, comma 32, I. n. 335/1995, per ciò che riguarda l'assetto della c.d. Gestione separata, nel prevedere che qualora gli iscritti alla Gestione non raggiungano i requisiti per il diritto ad una pensione autonoma, ma conseguano la titolarità di un trattamento pensionistico a carico dell'assicurazione generale obbligatoria, hanno diritto alta liquidazione della pensione supplementare ai sensi dell'art. 5, I. n. 1338/1962, sempreché in possesso del requisito di età di cui all'art. 1, comma 20, I. n. 335/1995, contiene infatti un rinvio al regime proprio della gestione a carico della quale viene richiesta la pensione supplementare, da aggiornarsi sulla base delle modifiche normative intervenute nel tempo, di talché il regime dell'età pensionabile dev'essere individuato con riferimento non alla data in cui si sono verificati i requisiti per l'accesso alla pensione principale, ma a quella in cui viene presentata la domanda amministrativa per la pensione supplementare, che ne condiziona la concessione, così impedendo che il diritto possa ritenersi "cristallizzato" in epoca precedente (così Cass. n. 9293 del 2016, cit.). Segue da quanto sopra che, avendo l'odierno controricorrente presentato la domanda di pensione supplementare in data 25.9.2008 (cfr. sentenza impugnata, pag. 2), ossia in data successiva all'entrata in vigore dell'art. 1, I. n. 247/2007, che ha ulteriormente modificato i requisiti per l'accesso alle prestazioni pensionistiche di anzianità e vecchiaia, è a tale ultima disciplina che occorreva far riferimento per stabilire se egli avesse maturato o meno i requisiti per la liquidazione della prestazione. Di talché, non essendosi la Corte di merito attenuta a tale principio, la sentenza impugnata va cassata e la causa rinviata per nuovo esame alla Corte d'appello di Firenze, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.

 

P.Q.M.

 

Accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e rinvia la causa alla Corte d'appello di Firenze, in diversa composizione, che provvederà anche sulle spese del giudizio di cassazione.